La sicurezza dei Raggi-X

Eseguire una radiografia offre la possibilità di “guardare” dentro il corpo umano senza la necessità di eseguire un taglio; per questo semplice quanto preziosissimo “super-potere” i Raggi X sono praticamente indispensabili anche in Odontoiatria e quasi sempre rappresentano il primo passo di una visita dentistica. Ma nonostante l’ampia diffusione, a volte i Raggi-X sono vissuti con una certa inquietudine da parte del paziente, come nel caso di un bambino/adolescente i cui genitori chiedono se non si possano evitare le radiografie, paventando possibili effetti cancerogeni. Non si tratta di paure rare o incomprensibili: La Bomba Atomica, Chernobyl, Fukushima, hanno fatto molto per ammantare tutto ciò che è “radiazione” di una luce di sinistra pericolosità… ma come vedremo fra poco, è tutta una questione di dose. 

 

La Storia del Raggi-X

L’8 novembre 1895 a Wurzburg (Germania) lo scienziato Wilhelm Conrad Röntgen (Premio Nobel nel 1901) fu il primo ad osservare i Raggi-X, un tipo di radiazione elettromagnetica ad alta energia con onde circa 1000 volte più corte di quelle della luce visibile. Se la scoperta di Röntgen fu un caso da manuale di serendipità, le sue applicazioni in campo medico non furono per nulla accidentali: molto presto si comprese quali importanti applicazioni avrebbero avuto dei raggi in grado di passare attraverso la carne ma non attraverso le ossa, e di impressionare una lastra fotografica. La prima radiografia dichiaratamente a scopo medico non si fece attendere e venne effettuata a distanza di pochi mesi da quel giorno di novembre.

Se i vantaggi dei Raggi-X vennero intuiti praticamente subito, ben più lungo e doloroso fu il processo di comprensione dei rischi che comporta il loro sconsiderato utilizzo; basti pensare che fino agli anni ’50 in America erano diffuse delle macchine ai Raggi-X di uso comune che permettevano ai clienti di un negozio di scarpe di osservare in tempo reale le ossa dei loro stessi piedi!

Rispetto ad allora la tecnologia si è continuamente aggiornata fino a mettere a punto il sistema della radiografia digitale, dove i Raggi-X invece di impressionare una lastra fotografica (sistema analogico), vengono recepiti da un sensore che permette di ricreare un’immagine – digitale, per l’appunto – a partire dalle radiazioni ricevute .

 

I vantaggi delle radiografie digitali.

  1. Migliore qualità dell’immagine: poiché la radiazione è più focalizzata sull’obiettivo e sono eliminati gli errori manuali, la qualità dell’immagine è sempre ottima. Inoltre il dentista può zoomare a piacimento su un dettaglio per visualizzarlo meglio, o sovraimporre più radiografie successive per avere un quadro evolutivo della struttura della bocca.
  2. Dose di radiazioni ridotta: Il vantaggio principale di questo tipo di radiografia è che riduce l’esposizione alle radiazioni grazie al fatto che si può indirizzare meglio il fascio di Raggi-X, che i sensori riceventi sono molto sensibili e richiedono un ridotto tempo di esposizione, che essendo ridotti i margini di errore sono molti rari i casi in cui bisogna prendere una seconda radiografia dello stesso soggetto.
  3. Meno strumenti e materiali: la radiografia digitale richiede molti meno macchinari e 0 elementi chimici per giungere allo “sviluppo” dell’immagine. Inoltre la necessità di uno spazio di archiviazione rispetto alle lastre “fisiche” è molto ridotto per non dire annullato.
  4. Facile da usare: l’aver eliminato molti passaggi intermedi come lo sviluppo della lastra, rende più semplice e a prova di errori lo “scattare” una radiografia.
  5. Risparmio di tempo: poiché questo nuovo tipo di radiografia utilizza l’elaborazione digitale, l’immagine è immediatamente disponibile sullo schermo. Questo si traduce in una diagnosi più veloce e quindi in un miglior servizio offerto al paziente.

 

Ma quindi, dei Raggi-X ci si può fidare o no?

Rispetto agli anni dei pionieri descritti in precedenza, al giorno d’oggi esiste una quantità sterminata di studi sull’effetto che le radiazioni hanno sull’organismo umano; per esempio ormai è conoscenza comune come si viva tutti immersi in un mondo di radiazioni elettromagnetiche, siano esse di origine naturale come la radiazione emessa dalla Terra stessa o quella proveniente dallo Spazio, siano esse di origine antropica, derivanti cioè da tecnologie inventate dall’Uomo, come i telefonini, i navigatori satellitari, la televisione… per quanto riguarda la sicurezza dei Raggi-X, va detto chiaramente che se s’intende il termine “sicurezza” alla lettera, cioè come l’essere totalmente esenti da pericoli, non si potrà mai affermare che i Raggi-X siano del tutto sicuri.

 

Rischi e benefici

Si tratta dunque, più che inseguire l’impossibile, ovvero che i Raggi-X siano “sicuri” al 100%, di capire a che tipo di rischio ci sottoponiamo quando effettuiamo una radiografia, tenendo sempre conto che lo si fa per ottenere in cambio un’immagine dell’interno del nostro corpo dall’insostituibile valore per il dentista o il medico che ci cura.

In generale i medici seguono il principio secondo il quale il paziente va sottoposto al minimo di Raggi-X possibile per effettuare un’accurata diagnosi. Ricordiamo, infatti, che anche una diagnosi errata, o ritardata, pone dei rischi concreti per la nostra salute. Si può quindi dire che valga la pena di eseguire i Raggi-X tutte quelle volte in cui il medico valuti che non vedere cosa succede dentro al nostro corpo ponga per la nostra salute un rischio superiore di quello – comunque molto, molto basso – che comporta una radiografia.

Vediamo quindi a che tipo di “rischio” ci sottoponiamo quando effettuiamo una radiografia.

 

La comparazione tra radiografie mediche ed esposizione ambientale alle radiazioni.

Come detto, viviamo tutti in mondo di radiazioni elettromagnetiche. Qui di seguito vedremo una semplice tabella comparativa, che per quanto rozza ci darà un’idea della quantità di Raggi-X che assorbiamo con una radiografia dentale rispetto alla quantità di radiazioni che assorbiamo semplicemente stando a casa nostra (la cosiddetta radiazione “ambientale”, o “di fondo”):

  • Radiografia ad un dente: 0,005 mSv = meno di un giorno di radiazione di fondo
  • Radiografia panoramica: 0,025 mSv = 3 giorni
  • Esame Cone Beam CT: 0,18 mSv = 20 giorni

Ecco altri esempi di radiografie non dentali:

  • Radiografia toracica: 0,1 mSv = poco più di un giorno
  • TAC al cervello: 1,6 mSv = circa 6 mesi
  • Radiografia di screening per il cancro al seno: 0,21 mSv = 23 giorni

Da notare che questa tabella è calcolata sulla radiazione di fondo media in Italia, che è calcolata sui 3,3 mSv. Trattandosi di una media ed essendo l’Italia un paese orograficamente molto vario, questa cifra può variare di molto; per esempio ad Orvieto, la città più “radioattiva” d’Italia, la dose annua è di 5 mSv.

 

Quindi, fare o non fare le radiografie?

Leggendo la tabella appare lampante come una singola radiografia non possa rappresentare un rischio significativo per la nostra salute. Basti pensare che si ritiene perfettamente accettabile di mandare astronauti nella Stazione Spaziale Internazionale, dove ogni giorno assorbono dosi di radiazioni da 0,12 mSv a 0,28 mSv, corrispondenti cioè a circa un esame Cone Beam Ct al giorno per tutti i mesi in cui sono in orbita.

La “sicurezza” o meno dei Raggi-X è dunque tutta una questione di dosi; un esame ogni tanto, quando richiesto dal dentista o dal medico curante, non dovrebbe preoccuparci, mentre ovviamente lo stesso dentista o il tecnico radiologo usciranno dalla stanza al momento dell’attivazione della macchina radiografica, dato che l’accumulo di radiazioni alle quali si esporrebbero molteplici volte ogni giorno danneggerebbe la loro salute.

 

Raggi-X: quando è meglio non farli

L’unica limitazione che si osserva per quanto riguarda le radiografie dentali riguarda le donne incinte. Il fatto è che si pensa che il processo di riproduzione cellulare accelerato, che avviene a partire dallo zigote originario, esponga il feto ad un rischio aumentato di sviluppare mutazioni genetiche, se colpito da radiazioni. Per questo si tende sempre ad evitare i Raggi-X in caso di gravidanza a meno che, ovviamente, il problema dentale non ponga un problema di salute generale la cui risoluzione non è rimandabile a dopo il parto.

In conclusione dovrebbe essere chiaro che è tutto sommato sbagliato porre la domanda se i Raggi-X siano più o meno sicuri, se pongano più o meno rischi per il nostro organismo; la domanda giusta è se i benefici di una radiografia non superino i rischi di una mancata diagnosi: la risposta è, all’atto pratico, sempre sì.

20 Luglio, 2022